Cos’è il DOT di una gomma e a cosa serve?

Ormai è un dato di fatto. Gli automobilisti sono sempre più attenti ed esigenti. Nel corso degli anni, infatti, abbiamo assistito ad una evidente evoluzione nell’approccio all’acquisto online degli pneumatici da parte di utenti più o meno esperti. La maggior parte di loro, in fase di acquisto, chiede specificatamente gomme con dot recente.

Questo famigerato DOT (acronimo di Department Of Transportation), è quel codice alfanumerico che serve ad attestare la conformità di ogni pneumatico agli standard statunitensi stabiliti dal Dipartimento dei Trasporti d’oltreoceano.
Sull’argomento c’è stata sempre un po’ di confusione alimentata dalla diffusa disinformazione, in quanto molti automobilisti continuano a confondere la data di fabbricazione delle gomme con la sigla DOT: sono due marcature tra loro ben distinte sia sul piano tecnico che per valenza normativa, anche se contengono – parzialmente – dati comuni. La data di produzione degli pneumatici è una marcatura  obbligatoria per la commercializzazione sul territorio europeo, mentre il DOT vero e proprio viene richiesto per il solo mercato USA.

La normativa di riferimento

La normativa attualmente in vigore e, precisamente, la Direttiva n. 92/23/CE nonché i Regolamenti ECE/ONU n. 30 (autovetture) n. 54 (veicoli commerciali) e n. 75 (motocicli), impone ai costruttori di riportare obbligatoriamente sul fianco degli pneumatici la data di fabbricazione della gomma. Le previsioni normative sono state concepite con l’intento di assicurare – anche nel comparto dei pneumatici – un efficiente “regime di tracciabilità” che permetta ai costruttori di poter risalire ad uno specifico lotto di produzione del pneumatico, qualora presentasse difetti e/o anomalie dopo la sua immissione in commercio, ed essere in grado di effettuare eventuali azioni di richiamo del prodotto difettoso. Quindi si tratta di un dato più utile al costruttore che al consumatore finale.

Come leggere le sigle?

Mentre la sigla DOT non risulta essere obbligatoria per il mercato europeo e, quindi, può non essere presente sullo pneumatico, l’indicazione della data di fabbricazione deve essere sempre riportata sulla spalla della gomma. Spesso sono presenti ambedue le marcature poiché il produttore commercializza la gomma sia sul mercato europeo che su quello americano. Ecco cosa riportano e come si leggono le sigle.

Data di fabbricazione:

La data di fabbricazione si può leggere sul fianco delle gomme, si compone di quattro numeri ed indica l'età degli pneumatici. Le prime due cifre riportano la settimana e le seconde due l’anno di produzione (ad es.: 1417 significa prodotto durante la 14ª settimana del 2017).

DOT:

Generalmente la data di fabbricazione viene impressa sulla gomma dopo un codice alfanumerico preceduto dalla sigla DOT, il quale fornisce in modo sintetico ulteriori informazioni:
1.    Il codice identificativo dello stabilimento di produzione,
2.    il codice identificativo della misura del pneumatico,
3.    il codice identificativo del produttore,
4.    la data di produzione (secondo lo standard americano).

Quanto è importante conoscere il DOT prima di acquistare pneumatici online?

La maggior parte degli automobilisti è convinto che il DOT (intendendo erroneamente la data di fabbricazione delle gomme) sia di importanza determinante nell’acquisto di pneumatici nuovi.
Infatti sono ancora in molti a credere che se una gomma sia stata prodotta solo l’anno precedente, questa non sia qualitativamente accettabile né adeguatamente sicura e non garantisca una giusta resa chilometrica. Ma non c’è nulla di più sbagliato! Non esiste alcuna correlazione tra la data di fabbricazione e la durata nonché la sicurezza degli pneumatici.
I pneumatici di nuova concezione, frutto dell’evoluzione tecnologica, sono costruiti per garantire la massima affidabilità e soprattutto un’aspettativa di vita pari ad almeno 4-5 anni dal loro primo montaggio. Essi fanno un ampio impiego di silice e di altre componenti chimiche che ammorbidiscono la mescola - aumentando l’aderenza - e rallentano i naturali processi di invecchiamento.
Certo è che conoscere la data di fabbricazione – e, quindi, l’età della gomma - può essere sintomatico dello stato di conservazione e “freschezza” della gomma, in quanto è innegabile che pure gli pneumatici invecchiano o, per meglio dire, i materiali con cui vengono realizzati subiscono il naturale processo di invecchiamento. Questo dato, però, non è assoluto e potrebbe indurci in errore!  

Quali informazioni bisognerebbe avere sulle gomme?

Più che preoccuparsi della data di fabbricazione di un determinato pneumatico, che abbiamo visto avere valenza meramente indicativa sul piano pratico, è molto più importante conservarle bene. In questo articolo spighiamo come farlo nel modo giusto. Infatti gli pneumatici cominciano ad invecchiare nel momento in cui vengono montati a causa del clima e della deformazione dovuta al peso del veicolo. Per intenderci, uno pneumatico prodotto nel corso del 2018 ma conservato impropriamente, all’aperto, sotto il sole e le intemperie, sarà sicuramente meno sicuro e performante ed avrà una durata inferiore rispetto a pari pneumatico, magari prodotto nel 2016, stoccato secondo i corretti protocolli di conservazione.
I pneumatici nuovi di fabbrica sono peraltro protetti da una particolare cera che ne garantisce le massime prestazioni e durata, indipendentemente dalla data di fabbricazione. Cattive modalità di conservazione potrebbero provocare, addirittura prima del loro montaggio, la prematura eliminazione dello strato di cera e l’accelerazione del processo di invecchiamento, a discapito delle doti di sicurezza e di durata proprie della gomma. Non è dunque importante se la gomma sia di recente fabbricazione o meno, quanto invece che sia stata correttamente conservata.

Ma come fare per capire se stiamo acquistando pneumatici in perfetta forma?

Più che il codice DOT e, quindi, al di là del metodo empirico, l’unico strumento che potrebbe fornire una risposta scientifica alla nostra domanda, sarebbe il cd. durometro, che consente di misurare il grado di durezza della mescola, stabilendone quindi l’elasticità e l’efficienza in un dato momento. Ovvero, più semplicemente, bisogna orientare il proprio acquisto verso rivenditori che, nello stoccaggio degli pneumatici, garantiscono il rispetto scrupoloso degli standard di settore, onde garantirne la perfetta conservazione nel tempo delle gomme.

Come va fatta la corretta conservazione degli pneumatici?

Sono le norme nazionali UNI 11061 a stabilire precise istruzioni miranti ad assicurare un corretto immagazzinamento degli pneumatici per quanto riguarda umidità, luce e temperatura, al fine di conservarne inalterate le caratteristiche nel tempo.
Le gomme, infatti, devono essere stoccate in magazzini freschi, asciutti e leggermente aerati, ad una temperatura inferiore ai 25°, protetti dalla luce solare e da fonti dirette di calore nonché lontane da, raggi ultravioletti, fonti di ozono, da sostanze quali ad esempio solventi, idrocarburi, olii e grassi.
L’associazione europea dei produttori di pneumatici E.T.R.T.O. (European Tyre and Rim Technical Organization) ha stabilito che pneumatici conservati seguendo le raccomandazioni UNI 11061 sono da considerarsi pari al nuovo fino a tre anni dalla data di produzione.
Quindi, le gomme correttamente stoccate non risentono dell’età.  Mentre l’età comincia ad avere peso solo una volta che le gomme vengono montate, in quanto le condizioni atmosferiche, il peso dell’auto e, in via più generale, il loro utilizzo influenza nel tempo la loro funzionalità.

Ma allora, in definitiva, qual è la durata degli pneumatici?

Non esiste un modo per prevedere la durata in servizio di una gomma.
A parità di marca/modello, la durata (sia in senso generico, ma anche specificatamente alle condizioni di servizio) è strettamente correlata all’influenza di tre fattori principali:
1. Le condizioni di utilizzo, ovvero la combinazione tra stile di guida e tipologia di veicolo sul quale lo pneumatico è montato. Specificatamente, ci riferiamo a: condizioni meccaniche dell’automobile, mantenimento delle corrette pressioni di gonfiaggio, tipologia e condizioni delle strade dove i pneumatici vengono abitualmente utilizzati, regolare inversione dei pneumatici, utilizzo nei limiti del carico e della velocità omologati, utilizzo con più o meno accentuata esposizione a particolari agenti atmosferici, urti alla carcassa dovuti a buche/marciapiedi, ecc.
2. Lo stato di conservazione, che è strettamente correlato al corretto stoccaggio delle gomme nel rispetto dei parametri sopra analizzati. E con ciò si intende raggruppare tutti quei fattori che possono più o meno influire sui processi di invecchiamento dello pneumatico, ovvero: fonti di calore, temperatura, umidità, luce e raggi ultravioletti, contatto o vicinanza con altre sostanze quali ad esempio solventi, idrocarburi, olii e grassi, ecc.
3. Il controllo periodico durante l’utilizzo. L’automobilista dovrebbe curarsi di controllare periodicamente (almeno una volta al mese) le proprie gomme al fine di verificare l’eventuale insorgere di segni visibili (crepe, deformazioni, distacco battistrada ecc.) o di sintomi dinamici (tenuta, rumore, vibrazioni, ecc.). Qualora siano rinvenuti tali indici ovvero si abbia qualche dubbio, è raccomandabile recarsi presso il proprio gommista di fiducia al fine di operare tutti gli opportuni accertamenti e verificare che la gomma sia ancora idonao e/o efficiente.

È opportuno, infine, precisare che pure a livello normativo non esistono, ad oggi, prescrizioni, limitazioni di impiego od obblighi di sostituzione delle gomme direttamente correlati alla loro data di fabbricazione; ciò in ragione della assoluta variabilità di tutti i fattori in gioco che influenzano la durata in servizio. La legge italiana impone esclusivamente la sostituzione degli pneumatici quando lo spessore del battistrada è inferiore al limite imposto di 1,6 mm.
Tuttavia, Gommego consiglia che tutti gli pneumatici (incluso quello di scorta), con data di produzione superiore ai dieci anni rispetto alla data di impiego, devono essere sostituiti con pneumatici nuovi, anche se dal loro aspetto esteriore appaiono utilizzabili ed ovviamente la profondità residua del battistrada non abbia raggiunto il valore minimo legale.


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